Prima di essere un'app, Giulia è stata la risposta a una domanda semplice: come aiuto i miei bambini a studiare nel modo in cui imparano davvero?
Sono un papà di due bambini delle elementari.
I miei figli imparano guardando e ascoltando. Hanno una memoria fotografica: un'immagine, uno schema, una spiegazione a voce se li ricordano per settimane. Una pagina letta e riletta, invece, scivola via.
Uno dei due ha anche un disturbo dell'apprendimento. Per lui c'era un solo modo per studiare bene e senza fatica: le mappe concettuali. Le preparavamo insieme, la sera, una lezione alla volta. Funzionava, ma non sempre avevo il tempo, e non sempre avevo la pazienza che serve.
Così ho immaginato un'insegnante che facesse quello che facevamo noi a casa: spiegare a voce, con le immagini, costruendo la mappa mentre parla. E poi chiedere al bambino di raccontare, aiutandolo con una domanda quando si blocca. Ogni giorno, anche la sera prima della verifica. È nata Giulia.
All'inizio era solo per i miei bambini. Poi l'hanno vista i loro compagni di classe, e i loro genitori. Mi hanno chiesto di poterla usare anche loro. Lì ho capito che non era una soluzione per casa nostra: poteva aiutare tanti bambini a studiare nel modo giusto per loro.
Angy Study è questo: lo strumento che avrei voluto avere io, costruito con la cura con cui si costruisce qualcosa per i propri figli.
Li ho provati, i chatbot di intelligenza artificiale. Per un adulto sono utili. Per un bambino che studia, no.
Angy Study è figlia di un progetto più grande, ancora in sviluppo, con un obiettivo ambizioso: aiutare le persone anziane e le persone più fragili a stare bene, nel corpo e nella mente.
Il nome viene da lì. Angy, come Angelo: una presenza che ti sta accanto, con pazienza, quando ne hai bisogno. Giulia è il primo passo di questo progetto, e comincia dai bambini.